Un’emozione non è sempre facile da raccontare.
A volte manca la parola giusta. Altre volte è difficile capire esattamente cosa si sta provando, oppure trovare un modo per comunicarlo agli altri. Questo vale per tutti, ma può assumere forme particolari nelle persone autistiche, per le quali le esperienze legate alla comunicazione sociale, alla percezione delle emozioni e alla regolazione emotiva possono essere differenti.
È proprio da qui che nasce una domanda interessante: può l’arte offrire un altro linguaggio per esplorare e comunicare ciò che sentiamo?
La ricerca scientifica non permette ancora di dare una risposta definitiva, ma negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi che indicano una direzione promettente.
Le emozioni non passano soltanto dalle parole
Gran parte della comunicazione emotiva avviene attraverso canali diversi dal linguaggio verbale: espressioni del volto, gesti, postura, tono della voce, movimento e contesto.
Nel caso dell’autismo, la letteratura scientifica ha studiato a lungo le differenze nell’elaborazione delle informazioni sociali ed emotive. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 ha analizzato 55 studi relativi alla regolazione e alla disregolazione emotiva in bambini e adolescenti autistici, evidenziando l’importanza della regolazione emotiva e delle sue relazioni con aspetti cognitivi, sociali e comportamentali. La stessa ricerca sottolinea però la necessità di ulteriori studi per comprendere meglio quali interventi siano realmente efficaci.
Questo è un punto importante: parlare di emozioni non significa necessariamente parlare soltanto attraverso le parole.
Ed è qui che entra in gioco l’arte.
L’arte come linguaggio alternativo
Disegnare, dipingere, modellare, muoversi, utilizzare il colore o costruire immagini significa trasformare un’esperienza interna in qualcosa di esterno e osservabile.
Non significa necessariamente che un disegno possieda un significato universale. Un colore non rappresenta automaticamente una determinata emozione e una forma non può essere interpretata come una “traduzione” oggettiva dello stato emotivo di una persona.
Il valore dell’attività artistica può trovarsi piuttosto nel processo di espressione e comunicazione: creare qualcosa permette di avere un oggetto, un’immagine o un’esperienza condivisibile a partire dalla quale poter parlare, riflettere o semplicemente mostrare qualcosa che altrimenti sarebbe difficile esprimere.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024, che ha analizzato 80 articoli sull’utilizzo di arteterapia e musicoterapia in popolazioni pediatriche con disturbi dello spettro autistico e altre condizioni del neurosviluppo, ha rilevato risultati positivi in diversi ambiti, tra cui comunicazione, comportamento e competenze sociali, cognitive ed emotive. Gli autori, tuttavia, sottolineano anche l’eterogeneità degli interventi e dei contesti studiati.
L’arte, quindi, non è necessariamente una “cura” dell’autismo. Può essere invece uno strumento attraverso cui creare condizioni diverse di comunicazione, partecipazione ed espressione.
Cosa sappiamo davvero sull’arteterapia?
Qui è importante fare una distinzione.
Un’attività artistica non coincide automaticamente con l’arteterapia. Quest’ultima è un intervento strutturato che viene condotto all’interno di una relazione terapeutica e con specifiche competenze professionali.
La ricerca sull’arteterapia nell’autismo è ancora in evoluzione.
Una revisione sistematica del 2025 ha analizzato 12 studi randomizzati controllati dedicati all’arteterapia in bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico. I risultati suggeriscono possibili benefici in diversi ambiti, tra cui sintomi associati all’autismo, stress, comunicazione sociale, abilità motorie, linguaggio e sviluppo neuropsicologico. Allo stesso tempo, gli autori evidenziano importanti limiti metodologici: campioni ridotti, durata limitata degli interventi, rischio di bias e qualità complessiva non sempre elevata. La conclusione è quindi prudente: i risultati sono promettenti, ma servono studi più rigorosi per stabilire con maggiore certezza l’efficacia dell’arteterapia.
Questa cautela è fondamentale.
Dire che l’arte può essere uno strumento utile non significa dire che l’arte “cura” l’autismo.
Significa riconoscere che esistono pratiche creative che possono essere studiate come strumenti di supporto alla comunicazione, all’espressione e alla partecipazione.
Un linguaggio che può essere anche non verbale
Uno degli aspetti più interessanti delle pratiche artistiche è la possibilità di utilizzare contemporaneamente più canali sensoriali.
Carta, colori, materiali tattili, immagini, suoni e movimento permettono di costruire esperienze che non dipendono esclusivamente dalla comunicazione verbale.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccolto una vasta letteratura sul rapporto tra arti e salute. Nel rapporto What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being?, l’OMS analizza oltre 900 pubblicazioni e descrive diversi possibili meccanismi attraverso cui le attività artistiche possono contribuire alla salute e al benessere. Tra questi vengono individuati anche processi legati all’espressione emotiva, alla regolazione delle emozioni e alla riduzione dello stress.
Non significa che ogni esperienza artistica produca automaticamente questi effetti.
Significa che l’esperienza artistica è un campo di ricerca riconosciuto anche nell’ambito della salute e del benessere, e che i suoi possibili effetti coinvolgono dimensioni fisiche, psicologiche e sociali.
Dal colore alla relazione
Se pensiamo all’arte soltanto come al risultato finale — un disegno, un dipinto, un collage — rischiamo di perdere una parte importante dell’esperienza.
Il valore può stare anche in tutto ciò che accade mentre si crea.
Scegliere un materiale. Provare un colore. Cambiare idea. Ripetere un gesto. Mostrare qualcosa a qualcun altro. Osservare quello che abbiamo fatto. Decidere se raccontarlo oppure no.
In questo senso, l’attività creativa può diventare uno spazio di sperimentazione nel quale l’emozione non deve necessariamente essere spiegata prima di poter essere espressa.
Una ricerca qualitativa condotta con arteterapeuti esperti che lavorano con bambini autistici ha individuato, tra gli esiti percepiti dagli operatori, una maggiore flessibilità ed espressività, maggiore rilassamento e una maggiore facilità nel parlare delle proprie difficoltà all’interno e, in alcuni casi, al di fuori del contesto terapeutico. Gli stessi ricercatori sottolineano però che questo tipo di evidenza richiede ulteriori verifiche empiriche.
È una distinzione sottile, ma importante: non è l’opera a dover “spiegare” la persona. È l’esperienza creativa a poter aprire uno spazio di comunicazione.
Non esiste un solo modo di sentire
C’è poi un altro aspetto che vale la pena considerare.
Se utilizziamo l’arte per parlare di emozioni, non dobbiamo trasformarla in un sistema rigido di equivalenze.
Il rosso non deve significare necessariamente rabbia. Il blu non deve significare necessariamente tristezza. Una forma non deve avere per forza un significato prestabilito.
Anzi, lasciare spazio alla soggettività è parte integrante dell’esperienza.
La ricerca sull’autismo ci invita a considerare la variabilità individuale e la necessità di interventi adattabili. Una revisione del 2024 sulle difficoltà di regolazione emotiva, per esempio, evidenzia l’utilità di approcci che includano supporti visivi, strategie metacognitive, attenzione preventiva ai fattori di stress e coinvolgimento delle persone che fanno parte dell’ambiente del bambino o dell’adolescente.
Questo suggerisce una prospettiva interessante anche per le attività artistiche: non trovare un unico linguaggio delle emozioni, ma offrire più possibilità di linguaggio.
Sei emozioni, infinite possibilità
È anche il principio da cui parte Laboratorio delle Emozioni.
Il progetto utilizza l’arte come strumento di espressione, consapevolezza e comunicazione emotiva, con particolare attenzione alle persone nello spettro autistico. Le emozioni vengono affrontate attraverso diversi linguaggi — colore, forma, segno, suono e movimento — e attraverso un ambiente creativo che combina pratiche analogiche e strumenti digitali.
Al centro del progetto ci sono sei emozioni primarie rappresentate da altrettante mascotte: felicità, tristezza, rabbia, sorpresa, paura e disgusto. Non sono semplicemente personaggi: diventano strumenti visivi per rendere le emozioni visibili, riconoscibili e condivisibili.
L’obiettivo non è insegnare che cosa una persona deve sentire o come una determinata emozione deve apparire.
È offrire un punto di partenza.
Una forma da cui cominciare. Un colore da scegliere. Un gesto da provare. Un’immagine da costruire. Una possibilità in più per dire: “questo è ciò che sento”.
La ricerca ci dice che siamo ancora all’inizio
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante.
Le ricerche disponibili suggeriscono che le pratiche artistiche possono avere un ruolo significativo nell’espressione, nella comunicazione e nel benessere, anche in contesti legati all’autismo. Ma la letteratura scientifica è ancora caratterizzata da studi molto diversi tra loro e da limiti metodologici che rendono difficile arrivare a conclusioni definitive.
Per questo è importante continuare a studiare, sperimentare e osservare.
E soprattutto ascoltare le persone coinvolte.
Perché se l’arte può diventare un linguaggio, allora non dovrebbe essere un linguaggio imposto dall’esterno. Dovrebbe essere uno spazio aperto nel quale ognuno possa trovare il proprio modo di dare forma a ciò che sente.
È da questa idea che nasce Laboratorio delle Emozioni.
Non per trovare un’unica risposta alle emozioni.
Ma per creare più possibilità per esprimerle.
Fonti scientifiche e istituzionali
- Wei, S. et al. (2025) — The Effectiveness of Art Therapy on Children and Adolescents with ASD: A Systematic Review of RCTs. La revisione ha incluso 12 RCT e conclude che i risultati sono promettenti, ma che la qualità metodologica degli studi richiede cautela.
Leggi l’abstract su PubMed - Martínez-Vérez, V. et al. (2024) — Interventions through Art Therapy and Music Therapy in Children with Neurodevelopmental Disorders. Revisione di 80 articoli sull’uso di arteterapia e musicoterapia in popolazioni pediatriche con disturbi del neurosviluppo.
Leggi l’articolo su PubMed - Restoy, D. et al. (2024) — Emotion regulation and emotion dysregulation in children and adolescents with autism spectrum disorder: A meta-analysis of evaluation and intervention studies. Meta-analisi di 55 studi sulla regolazione e disregolazione emotiva in bambini e adolescenti autistici.
Leggi lo studio su PubMed - Fancourt, D. & Finn, S. (2019), World Health Organization — What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review. Rapporto dell’OMS che analizza oltre 900 pubblicazioni sul rapporto tra arti, salute e benessere.
Leggi il rapporto dell’OMS - Nuske, H. J. et al. (2024) — revisione sulle difficoltà di regolazione emotiva e sugli interventi rivolti a bambini e adolescenti autistici, con particolare attenzione a strategie visive, metacognitive e alla gestione preventiva dei fattori di stress.
Leggi lo studio su PubMed - Schweizer, C., Spreen, M. & Knorth, E. J. (2017) — Exploring what works in art therapy with children with autism: Tacit knowledge of art therapists. Studio qualitativo sulle pratiche di arteterapia con bambini autistici.
Scheda della ricerca – University of Groningen