Immaginiamo di entrare in una stanza.
La luce è molto intensa. Una persona parla vicino a noi, mentre in lontananza se ne sentono altre. Una sedia viene spostata sul pavimento. Qualcuno apre una porta. Il telefono vibra. I vestiti sfregano sulla pelle.
Per la maggior parte delle persone, questi stimoli vengono elaborati senza che sia necessario prestarvi particolare attenzione.
Ma non tutti viviamo l’ambiente nello stesso modo.
Per alcune persone autistiche, determinati stimoli sensoriali possono essere percepiti con un’intensità molto maggiore, oppure in maniera diversa. E quando gli stimoli diventano difficili da gestire, ciò che osserviamo dall’esterno come irritazione, evitamento, agitazione o difficoltà a partecipare potrebbe essere collegato anche a ciò che sta accadendo a livello sensoriale.
Per comprendere le emozioni, quindi, può essere necessario partire anche da qui: dal modo in cui percepiamo il mondo.
Che cosa significa avere una diversa esperienza sensoriale?
La sensibilità sensoriale riguarda il modo in cui il sistema nervoso riceve ed elabora informazioni provenienti dall’ambiente e dal corpo.
Suoni, luci, odori, sapori, temperature, movimento e contatto fisico sono continuamente presenti intorno a noi. Il nostro cervello deve selezionare queste informazioni, organizzarle e attribuire loro un significato.
Nell’autismo, questo processo può essere diverso.
La ricerca scientifica ha documentato differenze nell’elaborazione sensoriale nelle persone autistiche, che possono includere sia una maggiore sensibilità a determinati stimoli sia modalità differenti di ricerca o elaborazione delle sensazioni.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha analizzato 63 studi, per un totale di 11.659 partecipanti, studiando la relazione tra diverse forme di differenza nell’elaborazione sensoriale e problemi internalizzanti ed esternalizzanti nell’autismo. I risultati hanno evidenziato associazioni tra livelli più elevati di differenze sensoriali e una maggiore presenza di queste problematiche. Le associazioni risultavano particolarmente marcate per sensibilità visiva, uditiva e tattile.
Questo non significa che una determinata sensibilità sensoriale provochi automaticamente una difficoltà emotiva.
Significa che le due dimensioni sono collegate e meritano di essere considerate insieme.
Quando uno stimolo diventa un’emozione
Pensiamo a un rumore improvviso.
Per una persona può essere semplicemente fastidioso. Per un’altra può essere molto più intenso e difficile da ignorare.
Ora immaginiamo che quel rumore si ripeta continuamente.
La situazione cambia.
La persona potrebbe iniziare a cercare di allontanarsi, coprirsi le orecchie, interrompere l’attività che stava svolgendo o mostrare segni di agitazione.
Da fuori potremmo descrivere semplicemente il comportamento: “si è arrabbiata”.
Ma questa spiegazione potrebbe essere incompleta.
La ricerca sulla regolazione emotiva nell’autismo mostra infatti che bambini e adolescenti autistici possono presentare maggiori difficoltà nella regolazione delle emozioni rispetto ai coetanei non autistici. Una meta-analisi del 2024, che ha incluso 55 studi, ha inoltre rilevato una maggiore presenza di strategie di regolazione meno adattive e una minore presenza di strategie adattive nel gruppo autistico.
Questo ci porta a una considerazione importante:
prima di chiedere a qualcuno di “gestire meglio” un’emozione, può essere utile capire che cosa sta contribuendo a generarla o intensificarla.
Non esiste un ambiente neutro
Un’aula, un laboratorio, un museo o una stanza non sono mai semplicemente degli spazi.
Sono insiemi di stimoli.
Hanno una certa illuminazione, una determinata acustica, materiali con texture differenti, odori, temperature, colori, oggetti, persone e movimenti.
Per questo, progettare un’esperienza accessibile significa anche chiedersi:
Che cosa sta percependo la persona che abbiamo davanti?
La domanda è particolarmente importante in contesti educativi.
Una revisione sistematica precedente, dedicata al rapporto tra elaborazione sensoriale, comportamento adattivo e attenzione nei bambini autistici, ha rilevato differenze nell’elaborazione sensoriale nella maggior parte dei partecipanti inclusi negli studi analizzati e ha trovato associazioni significative tra caratteristiche sensoriali e comportamento adattivo. Gli autori sottolineavano però anche i limiti della letteratura disponibile e l’impossibilità di stabilire con certezza la direzione delle relazioni osservate.
Ancora una volta, quindi, non si tratta di trovare una regola valida per tutte le persone autistiche.
Si tratta di progettare lasciando spazio alla variabilità.
Anche il colore è uno stimolo
Nel Laboratorio delle Emozioni il colore ha un ruolo importante.
Ogni emozione è associata a una precisa identità cromatica e le sei mascotte del progetto utilizzano colore e forma per rendere le emozioni riconoscibili e comunicabili.
Ma parlare di colore significa parlare anche di percezione.
Un colore non è soltanto un simbolo. È anche uno stimolo visivo.
Questo non significa che determinati colori debbano essere considerati universalmente “troppo forti” o “più adatti” alle persone autistiche. Sarebbe una semplificazione che la ricerca non giustifica.
Significa invece che il linguaggio visivo può essere progettato con attenzione, considerando contrasto, leggibilità, quantità di informazioni e organizzazione dello spazio.
Nel brand del Laboratorio, per esempio, l’attenzione al contrasto e alla leggibilità è parte esplicita del sistema visivo, proprio per favorire una fruizione più chiara nei contesti educativi e inclusivi.
L’accessibilità, quindi, non riguarda soltanto ciò che un contenuto dice.
Riguarda anche come viene percepito.
Progettare non significa togliere tutto
Quando si parla di sensibilità sensoriale, si potrebbe pensare che la soluzione sia creare ambienti completamente neutri: poche immagini, pochi colori, nessun rumore, nessun elemento inatteso.
Ma anche questa sarebbe una semplificazione.
Un ambiente accessibile non è necessariamente un ambiente privo di stimoli.
È un ambiente nel quale gli stimoli possono essere comprensibili, prevedibili e modulabili, e nel quale la persona può avere possibilità diverse di partecipare.
Questo principio è particolarmente interessante quando lavoriamo con l’arte.
L’arte, infatti, è fatta di stimoli: colore, suono, movimento, materiali, texture, immagini.
Il punto non è eliminarli.
È permettere alla persona di scegliere come incontrarli.
Dalla sensibilità alla possibilità
Una diversa esperienza sensoriale non dovrebbe essere considerata soltanto come un ostacolo da correggere.
Può diventare anche una caratteristica da conoscere e rispettare.
La ricerca contemporanea sta mostrando sempre più chiaramente quanto le differenze sensoriali siano associate al benessere e alle difficoltà psicologiche nelle persone autistiche. La meta-analisi del 2024 sottolinea proprio la necessità di ulteriori studi longitudinali per comprendere meglio il rapporto tra elaborazione sensoriale e problemi internalizzanti ed esternalizzanti.
Questo significa che siamo ancora lontani dall’avere tutte le risposte.
Ma abbiamo già una domanda importante da cui partire:
e se prima di insegnare a una persona come adattarsi all’ambiente, provassimo ad adattare anche l’ambiente alla persona?
Un laboratorio può essere anche questo
Laboratorio delle Emozioni nasce dall’idea che l’arte possa diventare uno spazio di espressione, consapevolezza e comunicazione emotiva.
Per questo il progetto mette insieme linguaggi diversi: carta, materiali tattili, disegno e collage dialogano con animazione, grafica e strumenti digitali, creando un’esperienza creativa ibrida e multisensoriale.
Non esiste un unico modo corretto di partecipare.
Non esiste necessariamente un’unica maniera di rappresentare un’emozione.
E non esiste un’unica esperienza sensoriale valida per tutti.
Il laboratorio vuole creare uno spazio nel quale sperimentare queste differenze, attraverso l’arte e la creatività.
Perché comprendere le emozioni significa anche comprendere come le sentiamo nel corpo, come le percepiamo nell’ambiente e come possiamo trovare il nostro modo di comunicarle.
A volte, per poter esprimere quello che sentiamo, abbiamo prima bisogno di sentirci a nostro agio nel luogo in cui ci troviamo.
E forse anche questa è una forma di ascolto.
Chen, Y. et al. (2024) — A systematic review and meta-analysis of the relationship between sensory processing differences and internalising/externalising problems in autism, Clinical Psychology Review. La revisione include 63 articoli e 11.659 partecipanti.
Leggi lo studio su PubMedRestoy, D. et al. (2024) — Emotion regulation and emotion dysregulation in children and adolescents with Autism Spectrum Disorder: A meta-analysis of evaluation and intervention studies, Clinical Psychology Review. Meta-analisi di 55 studi sulla regolazione emotiva.
Leggi lo studio su PubMedNuske, H. J. et al. (2024) — Systematic review: Emotion dysregulation and challenging behavior interventions for children and adolescents on the autism spectrum with graded key evidence-based strategy recommendations, European Child & Adolescent Psychiatry.
Leggi lo studio su PubMedCamino-Alarcón, J. et al. (2024) — A Systematic Review of Treatment for Children with Autism Spectrum Disorder: The Sensory Processing and Sensory Integration Approach, Children. La revisione analizza la letteratura 2013–2023 sugli approcci legati all’elaborazione e integrazione sensoriale.
Leggi lo studio su PubMedCase-Smith, J. et al. (2018) — Links between sensory processing, adaptive behaviours, and attention in children with autism spectrum disorder: A systematic review. Revisione sistematica sulle relazioni tra elaborazione sensoriale, comportamento adattivo e attenzione.
Leggi lo studio su PubMed